Francesco Francia

Francesco Francia è un fotografo pubblicitario ed uno dei relatori e fotografi master per Nikon School, specializzato in illuminotecnica avanzata, fotografia pubblicitaria e comunicazione visiva.

Ambassador Elinchrom e Testimonial per De Sisti Lighting ha all'attivo oltre 35 copertine nazionali e molteplici campagne pubblicitarie di cui alcune di livello internazionale per importanti aziende.

E’ spesso sul palco di eventi nazionali legati alla fotografia, come Nikon Live, Cosmoprof e Photoshow ed insegna illuminotecnica e fotografia avanzata al Centro Sperimentale di Fotografia Adams di Roma e direzione della fotografia alla Roma Filma Academy di Cinecittà.

Fotografo ufficiale Playboy Italia, è uno dei professionisti più affermati nel genere glamour di stile americano.Realizza eventi , seminari, master class con associazioni fotografiche su tutto il territorio nazionale ed ha collaborato con l’ Università per gli Stranieri di Perugia e la Montana State University.

Nei suoi corsi Insegna fotografia avanzata, comunicazione visiva ed illuminotecnica in modo molto chiaro diretto, facendo sempre vedere sul set in modo pratico le tecniche, i principi alla base degli schemi luce ed i reali metodi di lavoro.

Struttura i suoi incontri e format divulgativi in modo che possano abbracciare un pubblico molto eterogeneo, che va dal fotoamatore che muove i primi passi, sino al professionista che intende specializzarsi nel settore della fotografia pubblicitaria o che è interessato agli aspetti più tecnici correlati alla luce e al suo impiego in settori più complessi della ritrattistica ambientata e dello still-life.


Craig Caton-Largent

Un vero mostro sacro dell’animazione 3D made in USA, direttore della facolta’ di 3D Animation & VFX di New York Film Academy. Ha curato effetti speciali per più di cento film, tra cui i capolavori ET, Jurassic Park, Titanic, Batman-Il ritorno, Ghostbusters, Apollo 13, How to train, Dragon e Terminator 2. Caton-Largent è uno degli otto co-fondatori di Digital Domain nonché beta-tester di Maya, il software più utilizzato al mondo per la realizzazione di effetti speciali.


Davide Gianese

Diplomato nel 2014 al corso di Grafica Pubblicitaria presso la Scuola Internazionale di Comics di Padova è sempre stato appassionato di computer grafica. Nel 2015 si trasferisce in Svizzera per lavorare come motion designer alla produzione delle campagne pubblicitarie trasmesse all’interno degli stadi europei. Dopo un’esperienza a Madrid torna in Italia per iniziare a lavorare come freelance e continuare a produrre contenuti su media non convenzionali. Dal 2017 tiene corsi di computer grafica con After Effects e Cinema4D.
Oggi collabora come consulente per la post-produzione video, la produzione di VFX ed animazioni 2D/3D per diversi studi ed agenzie di comunicazione in ambito pubblicitario.


Video Production: 5 trucchi del mestiere

1. Chi più spende meno spende

Hai presente quando ti chiamano all’ultimo minuto, ti mancano le luci e qualcuno su Facebook ti consiglia di prendere l’ultima bellissima cinesata che costa 100€?
Non farlo, ti prego, il solo pensiero mi produce un dolore da soldi buttati. E sai perché?
Tutto quello che avrai sarà una luce pietosa, incontrollabile e impossibile da sistemare in post. Lo so che lo hai già fatto ma puoi anche nasconderlo e non dirlo a nessuno. E quel video che ti è venuto tutto verde anche se ci hai perso 6 giorni su DaVinci Resolve sai perché è venuto così?

Alla tua luce mancavano frequenze. Non le emetteva tutte. E siccome i colori li vediamo (sia noi che i sensori) solo grazie alla luce che rimbalza sulle cose, se a questa luce mancano alcune frequenze del rosso ad esempio, i tuoi soggetti sembreranno tutti degli zombie.
Il che può andare benissimo per un video di zombie ma se illumini una torta di compleanno con bambina rosa porcellino magari non è il massimo (questa scena l’ho vista al rallentatore, chissà come proseguiva?).

Insomma, vuoi fare bella figura col tuo cliente e pure con te stesso? La soluzione è veramente semplice: chiama un noleggio, chiedi aiuto, fatti consigliare.
Ah scusa hai ragione in genere i rental non lo fanno, meglio affidarsi ad esperti di produzione ;)

2. Non spendere in cose inutili

Se ad esempio devi consegnare in FullHD per il canale youtube di tuo zio (il che fa di te un cugino) credi davvero che prendere l’ Arri Alexa sia la scelta giusta? Ok, non ci avevi pensato, è vero, ma che ci fai con una camera che gira in 4K se poi non la usi per il crop?

Ecco questo è il consiglio 1.2: se giri a risoluzioni alte per consegnare in HD fatti dei segni sul monitor (se non riesci per via digitale il nastro-carta dà grandi soddisfazioni), tieni quadri più larghi e, dopo, in post, croppa il girato.
Se usi bene le coperture avrai molti più tagli a disposizione.
Le coperture non sono mai abbastanza: falle con un senso, ma anche se non ce l’hanno falle lo stesso, il montatore ringrazierà.

3. Spegni la luce

Quando arrivi in location (se in interni), per prima cosa, spegni la luce. Spegni tutto, che sia giorno o notte. Come fai a capire che luce c’è se non spegni le lampadine? Spegni tutto, guarda da dove entra la luce e verso dove va. Poi ti occupi dei mobili, quelli li puoi spostare, la luce del sole o del lampione no, comandano loro.
3.1. in generale le lampadine che ci sono nelle case oggi sono cacca pura. Se non hai la fortuna di trovare ancora delle alogene (le tungsteno classiche da quando sono uscite di produzione si saranno già fulminate tutte) quello che avrai sono lampadine a risparmio energetico o con led di dubbia provenienza che scolorano il più affascinante dei luoghi in una tristezza irrecuperabile. Spegnile, aiuta il tuo umore e quello dei tuoi spettatori.
3.2 a questo punto usa gli illuminatori che ti sei portato per completare la luce che viene da fuori.

4. Non fidarti troppo del tuo occhio (specie di notte)

Hai presente quando devi girare in esterno notte?
Con le camere di oggi crediamo tutti che la luce non ci serva più. In effetti se sali a 3200 iso, o anche più con alcune camere, la quantità di luce che c’è in strada ti basta.
Ma è solo una questione di quantità? Ovviamente no.

Se gli illuminatori cinesata sono pietosi e le lampadine di casa sono cacca pura non puoi sapere che crudeltà sono i lampioni per i sensori delle macchine.
Le lampadine per l’illuminazione stradale sono in genere a vapori di sodio o di mercurio, hanno un’efficienza altissima ma sono praticamente monocromatiche, emettono una sola frequenza principale e poca roba li intorno. Mancano quindi della maggior parte delle frequenze dello spettro visibile, che sono quelle che ti fanno venire bene i colori nel video.
Da poco per i lampioni si iniziano ad usare anche i led ma ci sono dentro diodi con altissima efficienza luminosa e bassissimo CRI (indice di rendimento cromatico).
In pratica sono una porcheria anche quelli. O meglio vanno bene per vedere dove metti i piedi, non per fare un video.

Allora che fare? Certo, se stai leggendo questo post, è difficile che tu abbia a disposizione centinaia di Kw per illuminare tutta la strada. Quindi puoi fare una cosa semplice: usa i tre illuminatori del punto 1 solo per i soggetti. Ignora il resto, stringi un po’ il campo e fai in modo che la luce di qualità ti restituisca il giusto incarnato. Attenzione la temperatura colore della luce può anche essere “sballata” se ha un senso per te, troppo calda o troppo fredda, ma se la qualità è buona e hai tutte le frequenze al loro posto poi potrai lavorarci anche in post. Altrimenti non ci provare proprio, è solo tempo perso.

5. Non dare per scontato quello che dice il web

Su Facebook tutti ci esprimiamo sinteticamente, a volte troppo. Alcuni poi scrivono proprio senza fondamenti tecnici di alcun tipo. Distinguere le fregnacce dalle informazioni è molto difficile. C’è un unico modo per non farsi fregare: studiare, attingere alle fonti, leggere i manuali, andare ai workshop di aziende serie.

Quello che presentiamo noi risponde a 3 criteri essenziali per noi:

  • 1) essere utile, non una inutile chiacchiera senza contenuti;
  • 2) essere tenuto da un docente con una reputazione vera - in questo caso ha anche delle certificazioni internazionali;
  • 3) non essere una truffa. Le truffe durano poco, poi la gente si scoccia e non torna. Le persone non sono stupide, almeno non tutte. Noi vi vogliamo vedere la prima, la seconda e anche la terza volta.

Ma anche se non venite ai nostri workshop, che sarebbe uno spreco però, leggete i manuali, non le opinioni.
Le recensioni hanno rotto le palle per quanto ci riguarda!


Apparati effimeri: la scenografia da "festa" nella storia

Lo spirito creativo che guida la ricerca di Apparati Effimeri è mosso dall'idea di attualizzare gli apparati delle feste ereditati dalla tradizione, sperimentando la possibilità di creare nuovi legami in grado di connettere trasversalmente la storia passata della visione con le tecniche e gli approcci contemporanei dell’arte visiva.

Nelle cerimonie dell’età moderna, soprattutto durante il periodo Barocco, gli apparati effimeri venivano costruiti su misura per l'evento da celebrare e seducevano attraverso “simboli visuali”.
Architetture in legno e in cartapesta e addobbi provvisori si applicavano a palazzi e chiese; decorazioni effimere trasformavano gli interni di sontuose dimore e poi suoni, macchine di gioia, effetti di luce creavano un gioco di inganni e disinganni ottici.

Gli artisti elaboravano ogni volta linguaggi nuovi, mescolando tecniche diverse al fine di infrangere i vincoli delle regole formali dell'arte.
Con l'illusione e la contaminazione andava delineandosi una nuova meccanica dell'immaginazione che portò al cambiamento dell'antico rapporto tra spazio dello spettatore e spazio dell'opera, ottenendo in questo modo il coinvolgimento emotivo, caratteristica fondante dell'arte Seicentesca: la città si fa teatro e il fruitore diventa attore della scena.

La festa, per il suo carattere provvisorio, era il momento privilegiato.

Le opere effimere creavano sorprendenti percorsi visivi, esaltando il corredo urbano e cambiando solo per qualche giorno la pelle degli edifici.
Ogni avvenimento veniva celebrato in maniera fastosa, spinto dalla necessità di affermare un’idea o un potere, passando dallo stupore al coinvolgimento e quindi alla persuasione.

Gli apparati effimeri erano un grande spettacolo visivo, una sorta di installazione ante litteram che metteva insieme diverse forme espressive.
La superficie urbana era il supporto adatto per libere interpretazioni di straordinari artisti, la “meraviglia” si concretizzava nelle strade.

Il repertorio dell’effimero si esprimeva sulle architetture stabili, «così si popolavano per qualche giorno le strade della città con pannelli ‘parlanti’ distribuiti su architetture solenni e provvisorie» (Chastel, 1960).

Portando al limite estremo la virtualità dei mezzi usati e la potenzialità dei materiali provvisori si ponevano le basi per l'unione delle arti.

Bibliografia

  • A. Chastel, Les entrées de Charles Quint en Italie in Les fêtes de la Renaissance / réunies et présentées par Jean Jacquot, Parigi 1960, p. 197-206.
  • Fagiolo dell'Arco, L'Effimero Barocco, Strutture della festa nella Roma del '600, Roma 1977.
  • A. Pinelli, La bella maniera. Artisti del Cinquecento tra regola e licenza, Torino 1993.
  • M. Fagiolo, Athanor barocco: l'effimero come labor-oratorium e il segno della Scogliera in Studi sul Barocco romano: scritti in onore di Maurizio Fagiolo dell'Arco a cura di M. G. Bernardini, Milano 2004, pp. 181 -195.
  • P. Portoghesi, Roma Barocca, Roma 2011.

Sitografia


5 modi in cui Realtà Aumentata & Virtuale potrebbero cambiare il mondo

Le tecnologie immersive avvolgono l’utente in un tutt’uno nel quale ambiente reale e contenuti digitali si sovrappongono fino a confondersi.
Le origini di queste tecnologie si perdono nella nebbia del tempo.

Dalla capacità innata di immaginare e sognare come forma primigenia di realtà virtuale, alla realtà aumentata teatrale del Pepper Ghost, fino alle ardite sperimentazioni degli anni ’60 che ci hanno portato sino al presente.

Ma soltanto oggi una concreta irruzione della virtualità nelle nostre vite appare non solo probabile, ma, azzarderei, inevitabile.
I prodotti sono maturi, tutti i grandi colossi ci stanno investendo, le aziende stanno creando un mercato e il sentimento del pubblico ci dice che stanno nascendo nuovi bisogni intorno a queste tecnologie.

Dunque, al di là di scenari distopici alla Black Mirror, o di fantasticherie avveniristiche alla Ready Player One, proviamo a basarci su ciò che esiste già per capire quali cambiamenti radicali potrebbero sopraggiungere veramente nei prossimi anni.

1. Esperienze, la nuova arte

Da quanto tempo non irrompe una nuova arte tra le forme di espressione degli esseri umani? Musica, pittura, scultura, cinema, videoarte, teatro, arte performativa… poi? Solo derivati.
La realtà virtuale potrebbe generare un’ibrido del tutto nuovo; una particolare esperienza a metà tra il videogame e il sogno, e che oggi non ha ancora un nome.
Grazie al suo livello di interattività, verosimiglianza, e alla possibilità di progettare ogni aspetto dell’ambiente nel quale le persone potranno immergersi, l’esperienza in VR permetterà di fare meditazione su una nuvola, di visitare luoghi inesistenti, di vivere un ricordo, di ricostruire un sogno e soprattutto di mettere in scena cose che al momento non riusciamo a immaginare.
Il costruttore di esperienze sarà una bella professione e serviranno doti multidisciplinari: quindi iniziate a studiare!

2. Psicoterapia

Fronteggiare gli oggetti delle fobie che compromettono la nostra serenità è una grande sfida in una popolazione sempre più affetta da problematiche psicologiche (paure, depressione, disturbi comportamentali). Sta già accadendo e diventerà un metodo codificato. Alla base c’è il processo di desensibilizzazione. Un meccanismo per il quale ciò che viviamo in contesti artefatti o riprodotti artificialmente (in questo caso la realtà virtuale o aumentata) ci segue (in larga percentuale) anche nel mondo fisico.
Quindi posso affacciarmi un centinaio di volte da un cornicione in tutta sicurezza, oppure giocare con ragni virtuali sempre più realistici per poi ritrovarmi a prendere familiarità con l’altezza o con il simpatico animaletto e ad avere sempre meno paura anche quando ne incontrerò uno "vero".
D’altronde, chi può dire cosa sia reale e cosa no?

3. Giornalismo: professione virtual reporter

Un mestiere meraviglioso ma da tempo in crisi, alla ricerca di nuovi formati, di un modello sostenibile e al contempo impegnato a scansare il qualunquismo e le fake news dei social.
Ma la risposta potrebbe arrivare dalla tecnologia. Dai video 360 alla realtà aumentata er virtuale, mettere l’utente al centro della scena è il miglior modo per generare empatia e avvicinarlo alla storia. D’altronde che cosa sono le notizie se non storie, con i loro personaggi, difficoltà e tensioni, in un tempo e in uno spazio definiti?
Il reporter del futuro unisce la propria sensibilità di narratore ai nuovi media digitali, affiancando alla narrazione “di penna” il documentario immersivo.
Ci hanno già messo mano i grandi, dal New York Times al The Guardian, proponendo esperienze di grande suggestione. Ma siamo solo all’inizio.

4. Scuola e training

Imparare dentro le materie. La scuola non potrà rimanere impassibile di fronte alla prospettiva di creare esplorazioni virtuali in luoghi, tempi e oggetti di studio, o di materializzare oggetti in realtà aumentata in stile Hogwarts.
Dalle elementari alla Università, i pionieri delle esperienze didattiche in VR registrano un tasso di interesse e partecipazione degli allievi enormemente superiore rispetto ai tradizionali libri di testo, spiegati dall’insegnante tra sottolineature compulsive e scarabocchi. E poi è un settore che non innova ormai da troppo tempo.
Il corrispettivo aziendale è quello del training. Specialmente in ambito industriale e medico ne vedremo delle belle. La realtà aumentata permette di fare esperienze guidate direttamente sul campo, trovando le informazioni che servono dove e quando servono e monitorando i dati sull’utilizzo per stilare analisi qualitative e predittive. Come avere un manuale davanti agli occhi e un tutor nell’orecchio.
Con la realtà virtuale si possono riprodurre ambienti di lavoro che non esistono ancora o che si trovano dall’altra parte del mondo, con benefici evidenti in termini di abbattimento costi e rapidità di apprendimento.

5. I nuovi social network: essere qualcun altro

Avere una seconda o una terza vita sarà forse la normalità. Ci ha già provato Second Life e ci riproverà, forse riuscendoci, Facebook, utilizzando la realtà virtuale.
Dove sta la differenza?
In realtà virtuale i gesti, le interazioni, le ambientazioni e le relazioni sono più ricche di senso. Non è detto che ciò dipenda dal livello di fotorealismo. È più una questione di quanto l’utente si sente a proprio agio, libero di agire, comunicare e interagire in maniera naturale.
Rispetto a un videogioco ci sono molti meno filtri e si sta già lavorando per riprodurre mimica facciale e linguaggio non verbale attraverso gli avatar.
C’è un’intera industria che può nascere dietro alla costruzione di identità parallele, e proprio l’ossessività dimostrata dagli early adopters nella definizione dei propri alter ego digitali ci da già un’idea di quanto sia allettante la prospettiva di essere qualcun altro.
L’attenzione dei social network potrebbe quindi spostarsi dal racconto o dalla ostentazione di esperienze, alla messa in scena di un’altro sé, tramite il quale condividere esperienze virtuali e poter dare sfogo ad aspetti e comportamenti che non hanno trovato spazio nella principale delle nostre maschere, quella che indossiamo tutti i giorni.


Graphic Designer Freelance: 10 consigli di un esperto

Hai varcato la soglia dei Freelance e senti già le palpitazioni? Fai parte di un’Agenzia ma devi ancora regolare i battiti?
Non ti preoccupare, ci siamo trovati tutti nella stessa situazione, ed ecco perché ho deciso di realizzare questa guida per svelare alcuni segreti del mestiere che spero ti siano d’aiuto!

1

Inizia con il curare la tua presenza online. Sii partecipe sia sui social network più comuni (Facebook, Instagram) che sui portali di settore (Behance), ma non sottovalutare anche l’ipotesi di avere un sito, dove potrai parlare di te e del tuo lavoro in maniera più approfondita. Un buon portfolio può essere un biglietto da visita vincente per riuscire ad accaparrarsi il committente. Viviamo in un’epoca dove basta un link per mostrare il proprio potenziale, ed allora che aspetti a sfruttare tutti gli strumenti a tua disposizione?

2

Una volta evidenziata la tua presenza in questo cyberspazio, il passo successivo è quello di pubblicizzarti. Manda mail, scrivi a potenziali clienti, presentati alle loro porte, insisti, fatti vedere, esci di casa, parla con più persone possibili del tuo lavoro, il passaparola è un’arma che ti può restare utile, sfruttala.

3

Sei riuscito a farti contattare per una commissione? Benissimo, adesso inizia il bello. La prima cosa da fare è organizzare un incontro conoscitivo con il papabile cliente. Di solito i clienti sanno quello che vogliono solo quando lo vedono. Cerca di conoscerli, fai più domande possibili al costo di sembrare ripetitivo. Meglio informazioni doppie che a metà. Comprendi dove vogliono andare a parare, ma cerca sempre di avere la tua idea. Mai farsi guidare completamente da loro, altrimenti a cosa serviresti? Se ha chiamato proprio te è perchè da solo non riesce ad ottenere un certo tipo di servizio.

4

Ok, hai capito cosa vuole. Ora andiamo a preparare un preventivo. Il preventivo è il primo vero scoglio scivoloso che troverai: come essere equi e onesti senza screditarsi? Crea un planner di tutte le attività di cui il cliente ha bisogno e attribuiscigli una tariffa in base alle ore che impiegherai per realizzarle.
Come calcolare la tua tariffa oraria? Inizia creando una timeline di tutti gli step che dovrai eseguire per portare a termine il lavoro; dovrai calcolare quante ore ci metterai a finire il lavoro, moltiplica le ore per il tuo costo orario, ed ecco fatta la valutazione economica. Nel calcolo non ti scordare dei viaggi che dovrai fare per incontrare il cliente, dei costi di affitto, di quelli dei software, di eventuali contenuti stock e font.
Cerca di non lasciare niente in sospeso: meglio una voce in più da escludere che una in meno, una volta approvato il preventivo difficilmente ti sarà possibile aggiungerla!
Non dimenticare di richiedere un anticipo. L’anticipo, molto spesso sottovalutato, convalida il rapporto di lavoro.

5

Il cliente ha accettato il preventivo? Ottimo, adesso tocca davvero a te. Inizia con il fare delle ricerche sul settore di competenza del committente. Come si muove la sua concorrenza, quali sono i colori più adatti a quel bacino di utenti, vai a vedere i lavori di altri designers, prendi spunto, osserva, elabora, ma NON COPIARE assolutamente: meglio un lavoro mediocre innovativo che uno eccellente copiato.

6

Disegna, fai delle bozze, spreca carta bianca e finisci tutte le matite. L’idea non nasce sul documento finale. L’ispirazione arriva dagli scarabocchi, da punte spuntate, da una mente libera di viaggiare e di esplorare luoghi mai visitati.
E se dovessi avere il famoso “blocco del designer”, non ti abbattere, è solo arrivato il momento di una pausa: ascolta della musica, guarda un film, leggi, fai una passeggiata, vedrai che l’idea arriva, quando meno te lo aspetti!

7

Abbiamo l’idea? Molto bene, ora è il momento di metterla a pulito. Cura ogni dettaglio, non tralasciare niente, perchè quello che lasci in sospeso poi te lo porti dietro fino alla fine, e mettere le mani su un prodotto finito è sempre più difficile che aggiustarlo strada facendo. Cerca di usare il software adatto alla tipologia di lavoro. Un logo non potrai crearlo con Photoshop, scontornare con InDesign non è la soluzione giusta. Pensa a tutto, anche ai futuri adattamenti che per il momento non ti sono stati richiesti, ma per i quali hai intuito una possibile variante. Sono cose che ti ritroverai poi, ne sono certo.

8

Il lavoro è pronto, tu sei soddisfatto? Hai messo tutto te stesso? Tu inseriresti quel lavoro nel tuo portfolio? Se tu fossi il cliente, saresti contento di pagare questo lavoro? Se la risposta è Si, beh, allora prepara la presentazione. Se la risposta è No, riparti dal punto 5.

9

La presentazione di un artwork è importante tanto quanto il lavoro stesso. Una buona presentazione metterà in luce ogni strada da te percorsa per la realizzazione finale ed avvalorerà le tue idee. Una presentazione debole invece aumenterà la possibilità di richiesta di modifiche, fidati!

10

Sei arrivato alla fine: il lavoro è stato consegnato ed il cliente è soddisfatto, questa sarà la tua più grande pubblicità. Un cliente soddisfatto parlerà di te ai suoi colleghi / amici e ti permetterà di aumentare il tuo target.

 

Ognuno di noi ha un Post Scriptum, ecco il mio:

cerca sempre di essere educato ed umile anche quando il lavoro non viene accettato; non ti trovare a poche ore dalla consegna con il foglio vuoto e con la fretta di fare qualcosa tirato via, meglio essere onesti ed avvisare di un piccolo ritardo; non assecondare ogni critica che ti viene mossa, se pensi di aver ragione, prova a spiegare il tuo punto di vista ma non fare mai il terribile errore di credere di essere infallibile e soprattutto, ricordati che se fai un lavoro che ami, non dovrai lavorare neanche un minuto in vita tua.